>Date: Wed,  3 Nov 2004 17:43:54 +0100
>Subject: Fwd:SA UNIMORE contro DDL
>X-Sensitivity: 3
>From: "cibunicobas\.bari\@libero\.it" <cibunicobas.bari@libero.it>


>Il Senato Accademico dell'Università degli Studi di Modena e Reggio
>Emilia, riunito in data 27 ottobre 2004, esprime un giudizio
>particolarmente negativo sul disegno di legge delega per il riordino
>dello stato giuridico dei professori universitari nella versione
>risultante dall'esame della Commissione Cultura della Camera.
>La critica si rivolge anzitutto allassenza, nel disegno di legge, di un
>quadro riformatore d'insieme in cui collocare le norme sullo stato
>giuridico e sul reclutamento dei professori universitari. A ciò si
>aggiunge la grave mancanza di un riferimento certo alle risorse
>finanziarie ritenute necessarie per attuare una riforma che, come
>rilevato dalla Conferenza dei Rettori, sarebbe del tutto illusorio e
>fuorviante immaginare senza oneri immediati e in prospettiva.
>Per queste ragioni di fondo, il Senato Accademico dell'Università di
>Modena e Reggio Emilia si unisce alla protesta del mondo universitario,
>affinchè si sospenda l'iter parlamentare del disegno di legge, in attesa
>di arrivare a soluzioni concordate.
>Il Senato, oltre a seguire con costante attenzione l'evolvere delle
>iniziative legislative, invita le Facoltà ad approfondire il dibattito
>sul disegno di legge con l'obiettivo di contribuire in positivo
>all'individuazione di soluzioni che possano essere recepite in un vero
>quadro riformatore. In linea con questo obiettivo, il Senato Accademico,
>dopo aver esaminato il disegno di legge, ha preparato un documento quale
>base per una discussione di Ateneo.
>Documento del Senato Accademico sul disegno di legge delega per il
>riordino dello stato giuridico dei professori universitari
>Il Senato Accademico ritiene che il disegno di legge nel suo complesso
>non sia indirizzato a sviluppare il modello di Università definito nei
>principi basilari richiamati con l'emendamento di cui al nuovo articolo
>1. Del resto, lo stesso condivisibile riferimento all'autonomia
>dell'Università e al sistema di valutazione nazionale dell'attività
>didattica, ivi contenuto, è espresso in modo tanto generico da consentire
>al Governo di perseguire qualunque futuro assetto gestionale
>dell'Università.
>In particolare, nel disegno di legge manca un effettivo orientamento a
>valorizzare il merito e la qualità come principi ispiratori della
>ricerca, della didattica e della loro organizzazione. Oggi, proprio tali
>principi dovrebbero essere attuati e concretizzati compiutamente dal
>legislatore per garantire, con le leve normative e finanziarie più
>idonee, la realizzazione di un sistema universitario capace di
>valorizzare le potenzialità e le specificità delle diverse sedi
>universitarie.
>Per intraprendere tale percorso è necessario intervenire sugli strumenti
>di valutazione dell'attività di ricerca e della didattica dei singoli
>docenti e degli atenei, collegando la valutazione ad un sistema selettivo
>di allocazione delle risorse che premi l'impegno e la qualità degli
>Atenei e dei/delle docenti che vi lavorano. Per il raggiungimento di
>questo obiettivo è essenziale continuare il percorso di autonomia
>finanziaria e gestionale degli atenei, iniziato nei primi anni novanta e
>interrotto nei fatti con il blocco delle assunzioni e con interventi di
>deroga che stravolgono le programmazioni delle Facoltà e degli Atenei.
>Altrettanto importante è la dotazione di risorse adeguate a mantenere e
>migliorare le strutture di ricerca e di didattica sulle quali la qualità
>e la competitività si sostengono. A tale riguardo il Senato Accademico
>rileva come nel disegno di legge non vi sia attenzione alle strutture e
>alle risorse finanziarie che rappresentano le condizioni indispensabili
>per un pieno e imprescindibile riconoscimento della funzione di alto
>profilo istituzionale svolta tanto dall'Università, quale soggetto
>pubblico, quanto dai docenti che vi operano.
>In base a tale premessa, il Senato Accademico esprime una posizione
>critica soprattuto sui seguenti punti specifici del disegno di legge
>delega.
>L'obiettivo di assicurare al sistema universitario un numero consistente
>di giovani attori della ricerca, competitivi a livello internazionale
>richiede, per un verso, una chiara indicazione nel disegno di legge degli
>obiettivi formativi del nuovo percorso di incardinamento dei giovani nel
>sistema universitario e dei criteri di valutazione della loro attività.
>Per altro verso, si rivela necessario un riferimento più esplicito al
>regime di tutela normativa e finanziaria di tali figure di contrattisti a
>termine, con riguardo ai livelli retributivi e alla attribuzione di
>risorse per l'attività di ricerca, paragonabili a quelle di analoghe
>figure straniere e comunque significativamente superiori a quelle degli
>attuali ricercatori. Regole chiare e livelli retributivi adeguati sono
>infatti la condizione per essere effettivamente competitivi
>nell'assunzione del personale migliore per la ricerca e la docenza.
>A fronte del fondamentale contributo al funzionamento dell'Università che
>da anni i ricercatori hanno fornito attraverso la loro attività didattica
>e di ricerca, il ddl riconosce loro il titolo di professore aggiunto solo
>subordinatamente al superamento di una prova di valutazione didattica e
>scientifica e senza prevedere un ampliamento dei diritti e dei connessi
>riconoscimenti economici e normativi. Inoltre i ricercatori non ammessi
>al nuovo ruolo andranno presumibilmente a formare una quarta fascia di
>personale docente, con oneri didattici ancora una volta non formalizzati.
>L'esaurimento del ruolo dei ricercatori e l'introduzione di contratti di
>diritto privato a tempo determinato per compiti di ricerca e di didattica
>integrativa, tenendo conto dell'incremento dei pensionamenti previsto nei
>prossimi anni, rischia di creare una situazione di grave carenza di
>docenti strutturati a pieno titolo. La preoccupazione è resa ancora più
>viva dalla previsione di limitare i contratti alla sola didattica
>integrativa, con l'effetto di aumentare il peso della didattica frontale
>distribuito su di un minor numero di docenti stabilizzati, con ricadute
>pericolose anche sulla distribuzione tra ricerca e didattica il cui
>intreccio qualifica la docenza universitaria
>L'abolizione del tempo pieno e la definizione dell'unico vincolo previsto
>per poter svolgere le attività esterne come <rispetto dell'obbligo di non
>concorrenza, nonché l'assenza di ulteriori profili di nocumento per
>l'Università> contrastano con l'obiettivo, che riteniamo oggi
>prioritario, di valorizzare l'Università come ambito privilegiato delle
>competenze di ricerca e di formazione. Coerentemente con un modello di
>Università che deve promuovere, anche attraverso un sistema selettivo di
>valutazione, la qualità, la continuità e la diffusione della ricerca
>scientifica, occorre indirizzare le risorse a sostegno dell'impegno di
>docenti e ricercatori/ricercatrici che si dedicano pienamente
>all'attività universitaria. Peraltro, la riforma degli ordinamenti
>didattici e il perseguimento di obiettivi che mirano alla qualità e
>all'allargamento dell'offerta formativa, richiedono una maggiore
>partecipazione dei docenti alle fasi di progettazione e gestione dei
>corsi. Più che prevedere un impegno minimo dei docenti, assolto il quale
>ognuno sarebbe libero di svolgere all'esterno altre attività, è
>necessario valorizzare, attraverso opportuni incentivi, l'incremento e
>l'intensificazione di attività didattiche e organizzative, senza nel
>contempo penalizzare le attività di ricerca.
>Relativamente alle nuove forme di reclutamento, basate su procedure di
>idoneità scientifica unificate a livello nazionale, il Senato Accademico
>condivide le preoccupazioni espresse dalla CRUI circa il rischio di
><ritornare alle procedure concorsuali già sperimentate in passato e i cui
>inconvenienti, di vario ordine, si sono dimostrati non minori e non meno
>gravi di quelli che si imputano alle attuali prove di valutazione
>comparativa a valenza nazionale ma con svolgimento locale>. Se
>l'obiettivo della riforma deve essere quello di aumentare la
>responsabilità degli atenei rispetto alle proprie politiche di
>assunzione, occorre che tale responsabilizzazione avvenga in un quadro in
>cui la qualità del reclutamento, e dei conseguenti risultati scientifici
>e formativi, sia premiata con adeguati finanziamenti. In maniera
>complementare, politiche di assunzione orientate da criteri discrezionali
>e non competitivi, avrebbero una ricaduta negativa sull'attività
>scientifica e didattica degli atenei anche per una possibile sanzione in
>termini di minori trasferimenti di risorse ministeriali. In un sistema in
>cui valutazione, selezione e autonomia finanziaria delle università si
>coniugano per promuovere la qualità della ricerca e della didattica, è
>preferibile una soluzione che lasci ai singoli atenei la responsabilità
>delle scelte compiute in materia di reclutamento.
>La possibilità di istituire, con l'utilizzazione di fondi di
>finanziamento pubblici o privati, posti di professore di prima fascia, da
>coprire mediante il conferimento di incarichi triennali a favore di
>soggetti semplicemente <in possesso di elevata qualificazione scientifica
>o professionale>, rappresenta una modalità di inserimento nei ruoli
>accademici indefinita nei suoi termini operativi e ambigua quanto alle
>politiche di reclutamento. Il Senato Accademico giudica tale proposta
>incoerente rispetto all'obiettivo di garantire percorsi formativi e
>selettivi trasparenti rispetto a regole sedimentate e all'assunzione di
>docenti qualificati.