COORDINAMENTO NAZIONALE RICERCATORI UNIVERSITARI (CNRU-Bari)

A CURA DELLA CIB - UNICOBAS UNIVERSITA' - POLITECNICO BARI

Cari colleghi,
vi invio in allegato il comunicato stampa scaturito alla fine della
riunione delle università meridionali tenutosi ieri a Potenza.

Cari colleghi,
vi invio in allegato il comunicato stampa scaturito alla fine della
riunione delle università meridionali tenutosi ieri a Potenza.

Vi ricordo che oggi, VENERDI 15/10, ALLE ORE 16, PRESSO LA SALA DELLE
LAUREE "G. CONTENTO" del palazzo delle Facoltà di Scienze Politiche e
Giurisprudenza, 1° PIANO, SI TERRA' LA RIUNIONE DEL COORDINAMENTO
INTERFACOLTA' DEI RICERCATORI

Gli argomenti all'o.d.g. potrebbero essere:
1) situazione della protesta a Bari, iniziative locali (assemblea di
ateneo, conferenza di ateneo) e nazionali (è giunta da Lecce una
proposta di manifestazione nazionale a Roma per il 27 o 28 ottobre);
2) proposte alternative al DDL Moratti (proposte dei ricercatori di Bari
da presentare alla commissione SA/CdA);
3) rapporti con gli studenti e col territorio (convocazione di una
conferenza stampa per la prossima settimana);
4) collegamento con le altre università meridionali.

Giuseppe Carbonara

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COMUNICATO STAMPA (Mercoledì 14 Ottobre 2004)

 

NO AL RIDIMENSIONAMENTO DEL SISTEMA PUBBLICO DELLA RICERCA E DELLA FORMAZIONE UNIVERSITARIA

 

È questo il messaggio che parte dall’incontro delle Comunità Universitarie del Sud Italia tenutosi oggi a Potenza. Tagli, controriforme e devolution colpiscono particolarmente le Università del mezzogiorno.

 

La Comunità Universitaria dell’Ateneo Lucano si è incontrata stamattina (Giovedì 14 Ottobre oggi)  con altre realtà Universitarie del Sud Italia, in un’Assemblea che ha visto la partecipazione di studenti, ricercatori, professori, precari e personale tecnico-amministrativo dell’Università della Basilicata. Erano presenti all’Assemblea delegazioni di docenti e studenti provenienti dall’Università e dal Politecnico di Bari, dall’Università di Salerno, di Napoli (Federico II), Lecce, Foggia, mentre hanno inviato il loro messaggio di adesione altre Università del Mezzogiorno.  

Già nell’Assemblea, e poi nell’incontro di approfondimento che il Coordinamento di Ateneo ha avuto con i colleghi delle altre università, sono stati evidenziati i problemi affatto particolari (anche più gravi di quelli che accomunano tutte le Università italiane) che gli Atenei del  Mezzogiorno già si trovano ad affrontare e che rischiano di aggravarsi in un futuro molto prossimo:

 

-                    la particolare fragilità del tessuto produttivo del Sud Italia già non fornisce alle Università del Mezzogiorno, in termini di finanziamenti e di sbocchi professionali qualificati, le stesse opportunità presenti nelle realtà del Centro-Nord.

-                    la riduzione delle risorse, pur generalizzata a livello nazionale, è stata particolarmente accentuata nel caso del Mezzogiorno, già storicamente penalizzato dalla ripartizione dei fondi per la ricerca e l’Università.

-                    l’uscita (già dal 2006) dall’Obiettivo 1 delle sei regioni meridionali, rischia di rendere ancora più drammatica la situazione (molte delle borse di dottorato e cospicui contributi alla didattica ed alla ricerca sono stati forniti in questi anni dall’unione Europea)

-                    in tale contesto gli elementi di ulteriore precarizzazione e dequalificazione del ruolo docente contenuto nel DDL Moratti, unito alla insistente politica di tagli degli ultimi anni che già hanno gravemente compromesso la tenuta del sistema pubblico della ricerca e della formazione universitaria italiana, rappresenterebbero un colpo mortale per le Università del Sud.

 

Alla luce di queste considerazioni, mentre viene annunciato che il DDL Moratti, come richiesto dalla CRUI (ma contro quanto richiesto dalla stragrande maggioranza degli Organi e delle Comunità Universitarie  Italiane che su questo si sono ampiamente espressi) verrà portato in discussione alla Camera a Dicembre, solo dopo l’approvazione della finanziaria,  acquista cruciale importanza quello che, appunto nella legge finanziaria, il governo sarà in grado di destinare alle Università.

È rispetto a questa scadenza ravvicinata che le Comunità Universitarie potranno effettivamente misurare la reale volontà del governo di sostenere o definitivamente affossare l’Università Italiana.

        Tutti i presenti all’incontro con il Coordinamento di Ateneo  hanno ribadito la richiesta che il DDL Moratti venga ritirato o radicalmente modificato solo a valle di una discussione aperta che coinvolga l’intero mondo dell’Università’ e della Ricerca.

Nello stesso tempo scadenze più ravvicinate, sulla base delle quali eventualmente modulare durata e intensità della protesta in atto, sono state proposte perché vengano fatte proprie dall’intera Comunità Universitaria del paese:

-                    la richiesta pressante al Ministro Moratti perché (in segno di buona volontà) già nella Finanziaria sia dato un chiaro segnale di inversione di tendenza rispetto alla politica di tagli degli anni precedenti, rimuovendo in particolare il blocco del 2% sulle spese per l’Università e gli enti pubblici di ricerca (che sostanzialmente lascia immutati i finanziamenti reali al netto dell’inflazione) che realizzerebbe di fatto, in assenza di reali finanziamenti aggiuntivi, la continuazione del blocco delle assunzioni nelle Università e negli enti pubblici di ricerca nonché la  mancata presa di servizio di migliaia di ricercatori e professori già vincitori di concorso.

-                    la richiesta di interrompere da subito la politica di prelievo  che ha portato a scaricare sui bilanci degli Atenei gli aumenti stipendiali, previsti per legge o rivenienti dalla contrattazione nazionale, e di restituire agli Atenei i fondi in questo modo sottratti fin dal 2001. 

 

Rispetto anche a tali richieste e alle risposte che ad esse verranno date, sarà possibile misurare nei tempi più brevi il senso di responsabilità del Governo rispetto alle agitazioni in corso (ed ai danni che ne stanno derivando) in moltissimi Atenei italiani.

La necessità di andare anche negli altri Atenei (come è già successo in Basilicata ed in altre Università) oltre il semplice coordinamento dei ricercatori, attivando ovunque Coordinamenti di Ateneo che coinvolgano tutta la comunità di coloro che studiano e lavorano nell’Università, è sembrata a tutti una iniziativa da promuovere e sostenere organizzando, man mano che essi si andranno costituendo, momenti di incontro a scala interregionale  e nazionale. È apparso a tutti evidente la necessità di partire al più presto con la creazione di un coordinamento tra le Università  del Mezzogiorno (per le caratteristiche peculiari che in questa area del Paese rappresenta l’attacco subito dal sistema pubblico della ricerca e della formazione universitaria)  quale momento intermedio per la creazione di una struttura analoga che coinvolga tutte gli Atenei italiani, e di organizzare nei tempi più brevi momenti di incontro e di discussione.

Altrettanto evidente è apparsa la necessità di aprire da subito un confronto aperto con la società civile e di invitare  le forze politiche e sociali a sostenere a tutti i livelli territoriali (dal locale al nazionale) ed anche in sede legislativa,  la battaglia in difesa della qualità, della continuità e dello sviluppo del sistema pubblico della ricerca e della formazione universitaria in Italia.

Al termine dell’incontro ciascuno dei presenti si è impegnato a  portare tali temi di discussione all’interno dei propri Atenei in modo da farne proposte condivise da sottoporre al resto degli Atenei italiani.

 

Coordinamento di Ateneo

Università della Basilicata